Alla scoperta dei dinosauri

Incontri ravvicinati

Immaginate la scena: È l’imbrunire. La luce calda del tramonto colora la terra battuta di rosso e arancione. Tutto tace, tranne il vento sulle foglie e in lontananza il frinire degli insetti. Una figura umana, stagliata sullo sfondo, si guarda intorno silenziosamente, attenta a ogni suono. Ad un tratto, un tramestio, leggero, arriva alle sue orecchie. Un cespuglio, poco lontano, si scuote leggermente, poi si ferma. Ma ormai non ci sono dubbi. L’umano si volta per fronteggiare la creatura che di lì a poco uscirà allo scoperto. Infatti, pochi secondi dopo, le fronde si dividono, ed una creatura emerge dalla vegetazione. Per un attimo i due protagonisti, uomo e animale, si fissano, immobili. Poi la creatura fa un passo avanti, inclinando la testa da un lato, emettendo il suo suono caratteristico. L’umano, senza esitazione, si sporge in avanti e con un movimento fulmineo… la solleva da terra, accarezzandogli la piccola testa coperta di piume bianche, e sorride. “Ecco dove eri finita, Rosita. Gallinella impertinente. Dai, torniamo al pollaio.”

Forse non è esattamente così che immaginate l’incontro tra un umano ed un dinosauro, ma in un  certo senso è così che avviene, ogni giorno, in tutto il mondo, senza alcun clamore. Polli. Tacchini. Piccioni. Canarini. Rondini. Aquile. Pinguini. Per quanto l’idea che gli uccelli siano “parenti” dei dinosauri sia abbastanza nota e ben raccontata attraverso resti fossili come quelli di Archeopterix, una mole sempre più vasta di evidenze scientifiche, sia paleontologiche che genetiche, confermano che la distinzione tra uccelli e dinosauri sia molto più sfumata di quanto si pensava in passato. Gli uccelli moderni non sono semplicemente “parenti” dei dinosauri: sono, a tutti gli effetti, i veri discendenti dei dinosauri. In particolare, gli uccelli possono essere classificati come un sottogruppo specializzato di dinosauri teropodi, scampato all’estinzione dei loro simili e sopravvissuto fino ai giorni nostri. La classificazione delle specie, infatti, inserisce gli Aves (gli uccelli moderni) all’interno dei Dinosauria, a sua volta parte dei Reptilia (quindi, tecnicamente, nonostante quello che ci insegnano a scuola, gli uccelli sono rettili). Del resto, mentre nella vita quotidiana abbiamo più familiarità con uccelli abbastanza piccoli, non possiamo dimenticare che fino a tempi piuttosto recenti (meno di 2 milioni di anni fa) esistevano uccelli giganteschi, i cosiddetti “terror birds” sudamericani, che potevano raggiungere fino a 3 metri di altezza (ossia quanto il soffitto di un appartamento), a dimostrare quanto sia difficile tracciare una netta linea di demarcazione tra dinosauri e uccelli.

Una scienza sempre in cambiamento

Ancora oggi, dopo quasi due secoli di studi scientifici riguardo queste affascinanti creature, esistono ancora aspetti particolarmente interessanti e dibattuti: ad esempio se i dinosauri, o alcuni di essi, fossero effettivamente piumati come gli uccelli moderni, e in che proporzione rispetto alla superficie corporea totale. Mentre abbiamo una cognizione abbastanza certa che alcuni dinosauri giganteschi come diplodochi e triceratopi avessero una epidermide simile a quella dei moderni pachidermi, e che al contrario quelli più piccoli, come i velociraptor, fossero diffusamente piumati, per quanto riguarda altri il discorso è molto più complesso, e nuovi ritrovamenti paleontologici spostano continuamente il consenso della comunità scientifica. Altre questioni sulle quali stiamo imparando sempre di più riguardano il comportamento dei dinosauri per quanto riguarda le cure parentali o le dinamiche sociali. Le interpretazioni sul comportamento di specie estinte sono sempre difficili, ma si basano sulle nostre conoscenze di specie simili o che occupano nicchie ecologiche analoghe, sul loro ambiente e sul loro habitat, ma anche su ricostruzioni della loro biomeccanica grazie all’uso di simulazioni al computer.

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