L’importanza di sapersi meravigliare

La meraviglia è in grado di connetterci con situazioni inaspettate o nuove ed è in grado di stupirci nelle relazioni che instauriamo e scopriamo

“Guarda le cose come se le vedessi per la prima volta, con gli occhi di un bambino, fresco di meraviglia.”

(J. Cornell)

Il vissuto della meraviglia

La meraviglia appartiene alla vita emotiva di ciascuno di noi, cambia nel tempo, con l’avanzare dello sviluppo cognitivo e al variare delle richieste o delle condizioni dell’ambiente circostante.

E’ particolarmente emozionante guardare un bambino meravigliarsi, sia per i modi “semplici” con cui mostra questo vissuto emotivo, sia, essendo in fase di sviluppo e quindi di esplorazione e scoperta del mondo, per la frequenza con cui la prova.

Le condizioni che possono determinare meraviglia sono molteplici, generate sia da quella sensazione di inaspettato, sia dal contatto con il “nuovo”.

Esiste un rapporto tra lo sviluppo emotivo e lo sviluppo cognitivo dell’individuo, sappiamo  infatti che le emozioni benché cambino nella loro “espressione” ci accompagnano nell’intero arco di vita e la loro complessità aumenta con il procedere dello sviluppo cognitivo.

L’espressione dei nostri vissuti emotivi, sia nell’infanzia che durante la vita adulta, risulta mediata anche da fattori che appartengono agli stimoli esterni provenienti dall’ambiente e dunque dall’ “esperienza emotiva” precedentemente consolidata e dalle risorse a disposizione che abbiamo acquisito e maturato nel tempo.

Un bambino dunque vivrà il suo mondo emotivo in stretta connessione con le competenze sino ad allora maturate. Pensiamo ad un neonato che esprime attraverso piccoli movimenti, come aggrapparsi o allantonarsi, gli stati di calma o attivazione, nella fase di allattamento o in generale rispetto alle figure di attaccamento. Questa dinamica emotiva di vicinanza – allontanamento viene poi resa ancora più possibile, nella fase in cui il bambino comincia a gattonare e sviluppa dunque un controllo più diretto dell’ambiente che lo circonda. In ultimo, sappiamo che le emozioni sono mediate dalle influenze sociali, basti pensare alle espressioni facciali dei neonati e alla risposta che ricevono dai loro caregiver, fin dai primissimi giorni di vita.

Le emozioni dunqe si modificano nel tempo perché il bambino crescendo è in grado di rispondere in maniera sempre più complessa agli eventi circostanti. Questa complessità si osserva sia nella capacità di saper riconoscere l’emozione provata, sia nella capacità di saperla in qualche modo prevedere e gestire.

La meraviglia “situazionale” e quella “relazionale”

Quando la meraviglia scaturisce dal contatto con il “nuovo” si trasforma per il bambino in un’occasione di apprendimento. Il bambino che spingendo una porta scopre che può aprirla ed accedere ad un nuovo spazio nuovo resta meravigliato e al contempo apprende l’esistenza e quindi la padronanza di nuovi spazi che lo circondano. Quando invece la meraviglia ci mette in contatto con l’ “inaspettato” è capace di generare uno stato emotivo a cui segue un ulteriore vissuto emotivo che può essere di gioia, di tristezza o paura, a seconda di ciò con cui poi entreremo in contatto.

La meraviglia risulta avere oltre ad una componente “situazionale”, che abbiamo detto può essere data da una situaziona nuova o inaspettata, anche una componente che possiamo invece definire “relazionale”.

La componente relazionale della meraviglia può nascere dal vedere l’altro provare un emozione, compiere un azione rivolta a noi o ad altri oppure dalla scoperta delle funzioni degli oggetti, nel caso di bambini, di giochi o ancora nell’incontro con gli animali o con la natura.

Non è affatto raro nei bambini molto piccoli cogliere la meraviglia quando ricevono un dono da un altro bambino o da un adulto o ancora quando scoprono che le loro campanelle se agitate producono un suono o che il cagnolino incontrato al parco è estremamente morbido se accarezzato.

Al di là delle dinamiche o dei fattori che possono provocare il senso della meraviglia in ciascuno di noi, la semplicità con cui provarla, ne rivela la sua profonda importanza. 

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