Fuori dal gruppo!: il fenomeno del bullismo

Fare gruppo nell’infanzia e nell’adolescenza

La spinta “naturale” che bambini ed adolescenti sentono nel costruire e condividere esperienze con il gruppo dei pari rappresenta un’occasione di crescita e soddisfazione dei principali bisogni psicologi e sociali che caratterizzano l’età dello sviluppo.
Il gruppo dei pari è una “palestra di vita” in cui bambini ed adolescenti sviluppano la propria identità attraverso l’acquisizione di strategie sociali, una sorta di “manuale delle istruzioni” per stare nel mondo. I più piccoli apprendono queste strategie attraverso il gioco condiviso, nell’esplorazione dell’ambiente circostante e nel graduale aumento dell’autonomia dal genitore.
Gli adolescenti invece costruiscono rapporti d’ amicizia in cui definiscono la propria identità attraverso: il confronto alla pari che permette l’indipendenza dall’adulto, la creazione di regole di comportamento del gruppo, l’appartenenza e la condivisione di problemi e aspirazioni comuni.
I gruppi dei pari possono essere “spontanei” e riguardano quei gruppi che si formano autonomamente dunque“slegati” da attività specifiche, a differenza dei gruppi “imposti” che sono quelli che si costituiscono a scuola, in palestra o in attività di “dopo scuola”.

“Fuori dal gruppo”: il bullismo

Desiderare di essere nel gruppo non sempre corrisponde ad una reale accettazione al suo interno, spesso un gruppo dei pari, può costituire un pericolo quando al suo interno presenta chiare dinamiche di bullismo. Il bullismo è un fenomeno complesso che coinvolge un’ampia fascia d’età a partire dall’infanzia, registrando un picco di maggiore incidenza fra gli 11 ed i 13 anni. Le fonti ISTAT (2014) evidenziano inoltre come le nuove generazioni “digitali”attraverso l’uso scorretto di strumenti telematici abbiano contribuito all’avvento del cyberbullismo.
Il bullismo si caratterizza per l’attuazione di atti persecutori generalmente da parte di un gruppo verso un singolo individuo. Questi comportamenti si presentano come: intenzionali, duraturi nel tempo e basati su dinamiche gerarchiche di forza/potere (ISTAT 2019). Gli atti persecutori messi in atto nel bullismo sono “circoscritti” a quegli ambienti di vita reale in cui il bullo e la vittima si incontrano. Questo aspetto viene annullato nel cyberbullismo poiché il “mondo virtuale” garantisce al bullo una presenza spazio-tempo illimitata, in cui l’offesa, che circola in rete, agisce continuamente sulla vittima.
Non esiste un “prototipo” che definisce il bullo e la vittima, ma sicuramente due aspetti caratterizzano la dinamica di questo fenomeno: la carenza o totale assenza di empatia da parte del bullo e i segnali di vittimizzazione nel soggetto bullizzato (ad es. cambi d’umore, disturbi somatici, isolamento, scarsa autostima…). I bulli possono attuare diversi atti persecutori che mettono in luce una tendenza nel genere maschile, allo scontro fisico, mentre nel genere femminile allo scontro verbale. Il bullo può presentarsi come prevalentemente aggressivo, sicuro di sé, impulsivo e dotato di scarsa o assente empatia, ma anche con caratteristiche ansiose o passive. Nel primo caso è spesso circondato da un gruppo di bulli che agiscono le azioni persecutorie al suo posto, nel secondo caso invece vi è una tendenza ad assistere agli atti senza prenderne però parte attiva.
La vittima invece è spesso un bambino timido, insicuro e ansioso che presenta dei tratti fisici, di personalità o doti che diventano il bersaglio principale per il bullo. Nelle fasce d’età adolescenziali si osserva inoltre una tendenza a rendere bersaglio della vittima, attraverso la diffusione, materiale video e fotografico.
Competenze di vita contro il bullismo!
Gli effetti del bullismo sulla vittima possono diventare nel tempo fattori di rischio che se non adeguatamente intercettati possono, come testimoniato dai fatti di cronoca, esitare in quadri depressivi e nei casi più gravi indurre al suicidio.
La complessità del fenomeno richiede un intervento che sia di contrasto e prevenzione, a seconda delle caratteristiche con cui il fenomeno si presenta in un dato contesto e territorio. Queste azioni devono proporsi, al fine di arginare il fenomeno, di: potenziare le abilità relazionali del singolo, educare le nuove generazioni all’uso corretto dei social network e formare ed informare il mondo degli adulti, in primis genitori ed insegnanti. Il potenziamento delle abilità relazionali può riguardare in maniera specifica la conoscenza e l’uso delle competenze di vita (“life skills”), sia nella vittima che nel bullo. In particolar modo si potranno prediligere competenze quali: la comunicazione efficace, la capacità di risoluzione del problema (“problem solving”) e laconsapevolezza di sé.
Scontri e dissidi nel gruppo dei pari sono eventi che permettno al bambino e all’adolescente di percepirsi come individuo con un proprio sistema di valori all’interno del gruppo, questi però non ostacolano la sua permanenza nel gruppo, né danno vita ad una sofferenza psicologica. Sono proprio questi aspetti che ci permettono di distinguere un normale“contrasto passeggero” da forme di bullismo.

Bibliografia
• Fondamenti di psicologia dello sviluppo. (2002) A.O.Ferraris; A.Oliviero. Zanichelli;
• ISTAT (2014) Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi;
• ISTAT (2017) Indagine conoscitiva su bullismo e cyberbullismo;
• Strategie di intervento per le classi difficili. Una sinergia tra insegnanti e psicologo scolastico. (2019) Ebook a cura del GDL Nazionale di Psicologia Scolastica.

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